Quanto pesano i social media nel voto? Domanda complicata, ma vediamo di capirci qualcosa, con l'aiuto di un po' di numeri e qualche ragionamento.
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Quanto pesano i social media nel voto? Domanda complicata, ma vediamo di capirci qualcosa, con l'aiuto di un po' di numeri e qualche ragionamento.
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Quando Crozza imita i "leoni da tastiera", con l'ossessivo "condividi, condivi, condividi", parlare seriamente dei social media è impossibile. E certo c'è da ironizzare, e anche molto, sulla patologia di chi chiude nel web tutto il (suo) mondo; ma quando si tratta di capire, proprio attraverso i social media, i sentimenti più radicati e molecolari dell'opinione pubblica, l'ironia va messa da parte, perché è sorprendente come i social riescano a cogliere e a trasmettere l'umore di un paese, nonostante i deliri (talvolta) compulsivi della condivisione.
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Mettiamola così, perché sia comprensibile a tutti: c'era un tempo, psicologicamente lontano, ma di appena 5/10 anni, in cui la comunicazione politica era del tipo "da uno a tutti", mentre ora, pur nella sopravvivenza del "da uno a tutti", si è imposta quella "da tutti a tutti". È una rivoluzione copernicana, la cui consistenza, portata e (molteplici) conseguenze sono tutt'altro che acquisite.
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Siamo a un paradosso: da un lato facciamo il tifo per il turismo, un'industria che non smette di crescere (per fortuna) e che garantisce posti lavoro (una delle poche a cui l'automazione non nuoce) e dall'altro siamo già sul lato opposto della storia, perché parliamo di un eccesso dei turisti, di necessità di limitarne l'impatto, insomma demarketing. Marketing e demarketing insieme!
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Life is people, life is people
In the space of a human face,
There's infinite variation,
Bill Fay
Non basta dire populismo per cancellare la realtà. Non basta un termine felice che sintetizza sentimenti molteplici e convergenti, per eliminare domande che pur bisogna farsi. Non basta cavarsela così, con l'ideologia. Quando l'idea di popolo (anche nel senso di populismo) e l'idea di sinistra si trovano su fronti contrapposti, vuol dire che qualcosa non va, che qualcosa non suona naturale. Qualcosa chiede perciò l'arditezza di farsi domande.
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