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    Bonilli ha tolto l'arroganza al gusto, l'ha reso democratico. Vivere e mangiar bene non è più (solo) una questione di soldi, ma di cultura, d'intelligenza, di conoscenza delle cose. La qualità, nel suo pensiero, e nella sua azione, non è una questione di status: non si consumano i prodotti migliori per distinguersi, ma per sé stessi, per il proprio benessere, e soprattutto, come approssimazione a una vita ideale, in cui ciascuno sceglie, che si tratti di cibo o di politica, sapendo cosa sceglie e sapendo che il mondo, nel suo grande, dipende dalle infinite piccole scelte di ciascuno.

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    Abbiamo una grande possibilità, offerta dalla recente riforma dei beni culturali. La legge dà, finalmente, autonomia a venti importanti musei nazionali e siti archeologici. Immaginiamo venti direttori dei musei pieni di energia che costruiscono la fondazione coinvolgendo i sindaci, le imprese che lavorano nel territorio, le università, le associazioni. Immaginiamo di costruire il 'marketing' guardando alle peculiarità della comunità locale...

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    Ad esempio, per capire l'andamento del turismo, gli arrivi e le presenze significano poco. O addirittura sono fuorvianti, perché l'inconnu supera di gran lunga la variazione della parte conosciuta. In sostanza, non sappiamo proprio quello che conta. E anche se l'estate sta finendo, l'industria dell'ospitalità continua più viva che mai. Ma ci tocca affrontare, con stoico coraggio, l'inverno del turismo esiliato dai media...

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    Pur ritenuti importanti, fondamentali, anzi essenziali, i beni culturali sono lasciati al decadimento, a una vita grama, senza (quasi) nessuna produzione di valore. Possibile che questo sia dovuto interamente alla mancanza di fondi, al mondo esterno che non è sensibile, non dà risorse, e non dedica loro abbastanza attenzione? Non ci dobbiamo accontentare. Ci dev'essere dell'altro...

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    La tenaglia che stringe il turismo, da un lato con la denigrazione e dall'altro con l'immobilismo, è una profezia auto-avverante e ci farà perdere tutte le opportunità. Cambiamo tutto, cambiamo in fretta, perché ci sono le condizioni per tornare al primato, al di là delle statistiche mondiali più o meno credibili. Il destino della nostra industria dell'ospitalità è nelle nostre mani. Tocca mettersi all'opera. Con le idee giuste e con i numeri giusti.

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    Bio

    Antonio PreitiEconomista. Docente all’Università di Firenze. Master in Economia dello Sviluppo, Laurea in Scienze Economiche e Sociali. E’ cresciuto al Censis, responsabile di Sociometrica, è consulente strategico.

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